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Negli ultimi anni si è consolidata l’idea che intestino e cervello siano in costante comunicazione: si parla infatti di “asse intestino-cervello”, un sistema complesso grazie al quale la salute dell’intestino influenza il cervello, e viceversa. Infatti, l’equilibrio gastrointestinale modula il nostro umore, le funzioni cognitive e persino il comportamento. Lo stato psicoemotivo, a sua volta, influenza tutto l’apparato gastrointestinale (basti pensare a come stati di ansia e stress possano somatizzarsi attraverso la comparsa o peggioramento di disturbi come reflusso, diarrea e dolori addominali). Sono molteplici i meccanismi implicati in questo sistema bidirezionale: dalla trasmissione nervosa agli ormoni, passando per il ruolo del microbiota e l’integrità della barriera intestinale.

 

  1. L’asse nervoso: il nervo vago e il sistema nervoso enterico

L’intestino possiede un proprio “cervello” periferico, il sistema nervoso enterico (SNE), costituito da milioni di neuroni, capace di operare in autonomia ma anche di interfacciarsi con il sistema nervoso centrale (SNC) tramite il nervo vago, il più lungo nervo cranico, che è come se fosse un’autostrada che collega cervello e intestino. Tramite questo nervo avviene uno scambio di informazioni di varia natura:

  • Segnali elettrici e neurotrasmettitori viaggiano in entrambe le direzioni, modulando motilità, secrezioni e persino la percezione del dolore (infatti alterazioni dell’asse sono correlate anche con l’IBS > sindrome dell’intestino irritabile).
  • Stimoli intestinali (ad es. meccanici o chimici) possono attivare vie nervose che influenzano l’umore e la risposta allo stress a livello cerebrale.

 

  1. Il microbiota intestinale: “centrale biochimica” del nostro benessere

All’interno del tubo digerente vivono circa 100 000 miliardi di microrganismi (soprattutto batteri, ma anche funghi e virus che nell’insieme pesano da 1.5 a 2 Kg!) che formano il microbiota. Risulta esserci uno stretto rapporto di simbiosi tra questa popolazione microbica e l’essere umano: il nostro intestino rappresenta il loro habitat dove trovano anche fonte di nutrimento (dal cibo che introduciamo), mentre loro sintetizzano sostanze utili al nostro benessere generale. Questi microrganismi non si limitano a digerire nutrienti, ma producono direttamente o influenzano la produzione intestinale anche di composti bioattivi fondamentali per la nostra salute:

  1. Neurotrasmettitori: modulano la secrezione di serotonina (circa il 90% di quella presente nell’organismo è prodotta dall’intestino), partecipano alla secrezione del GABA (effetto inibitorio e rilassante sul sistema nervoso) e della dopamina (importante per l’umore e motivazione).
  2. Acidi grassi a catena corta (SCFA): producono butirrato, propionato, acetato; questi modulano il metabolismo, l’infiammazione, l’integrità della barriera e persino l’espressione di fattori neurotrofici (associati allo stato di salute dei neuroni).
  3. Ormoni: influenzano la secrezione intestinale di colecistochinina, GLP-1, PYY, coinvolti nel controllo della fame e sazietà.

Il microbiota ha anche funzioni immunomodulatorie (regola l’equilibrio delle risposte immunitarie), metaboliche, di sintesi della vitamina K e del gruppo B, e quando è in equilibrio (eubiosi) forma una barriera e produce sostanze antimicrobiche, impedendo a batteri patogeni di colonizzare l’intestino.

 

  1. Integrità della barriera intestinale:

La mucosa intestinale è protetta da uno strato di cellule tenute insieme da giunzioni strette e da uno strato di muco. Quando questo sistema si “sgretola” (fenomeno noto come leaky gut), molecole “intruse” pro‐infiammatorie e tossine presenti nell’intestino possono passare nel circolo sanguigno sistemico, con una serie di conseguenze:

  • Attivazione di cellule immunitarie che innescano una cascata infiammatoria lieve ma cronica che può raggiungere e influenzare negativamente il cervello, danneggiando anche la barriera ematoencefalica (è come un filtro che regola molto selettivamente le molecole che possono passare dal circolo sanguigno al cervello);
  • L’infiammazione cronica sistemica (diffusa nell’organismo), è associata a depressione, ansia e altri disturbi neurologici.

 

  1. Vie endocrine e immunitarie: messaggeri in gioco

Oltre a nervi e metaboliti, l’asse intestino-cervello sfrutta percorsi ormonali e immunitari:

  • Citochine pro‐ e anti‐infiammatorie (molecole prodotte dalle cellule immunitarie) influenzano l’attività neuronale e la plasticità sinaptica. Quindi è essenziale che quelle pro- e anti-infiammatorie siano in equilibrio tra loro.
  • Ormoni dell’appetito (come grelina e leptina) prodotti nell’apparato gastrointestinale raggiungono il cervello e modulano anche la risposta allo stress e le funzioni cognitive, creando un circolo tra fame, umore e scelte alimentari.

 

  1. Implicazioni pratiche e strategie d’intervento:
  1. Dieta ricca di fibre (frutta, verdura, legumi, cereali integrali): favorisce la proliferazione di batteri positivi e la produzione di SCFA, utili a riequilibrare il microbiota, al mantenimento dell’integrità di barriera, a ridurre l’infiammazione e all’equilibrio mentale.
  2. Alimenti fermentati (yogurt, kefir, crauti, kimchi, miso ecc.): introducono batteri positivi nell’intestino.
  3. Prebiotici (inulina, frutto‐oligosaccaridi): stimolano selettivamente i batteri benefici in quanto fonte di nutrimento per gli stessi.
  4. Riduzione di alimenti processati e zuccheri raffinati: associati a disbiosi (perdita di equilibrio del microbiota) e perdita di integrità della barriera.
  5. Esercizio fisico regolare, sonno e gestione dello stress (meditazione, yoga): migliorano la composizione del microbiota e riducono l’infiammazione sistemica.

 

Conclusioni

L’asse intestino-cervello non è più un’ipotesi, ma un campo di ricerca maturo ma comunque in evoluzione, con implicazioni sia preventive che terapeutiche. Migliorare la salute del microbiota e l’integrità della barriera intestinale attraverso un’alimentazione equilibrata è essenziale in quanto uno stato di disbiosi (squilibrio del microbiota a favore di microrganismi patogeni) può aumentare il rischio di varie patologie tra cui: malattie infiammatorie croniche intestinali, obesità, diabete, patologie neurologiche e alcune forme di cancro. Inoltre, vista l’influenza sul cervello, agire sul microbiota può diventare anche una strategia complementare per sostenere anche la salute mentale, affiancando – non sostituendo – le terapie tradizionali, se necessarie.

 

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